|
Artemisia Gentileschi, il caravaggismo a Napoli |
|
|
|
|
There are no translations available.

| Nasce a Roma nel 1593 l'8 di luglio, figlia d'arte del pittore caravaggista Orazio Gentileschi dimostra immediatamente il suo talento nella bottega del padre, superando per estro e bravura i suoi fratelli. L'influenza del Caravaggio nella pittura dell'artista è evidente, bisogna ricordare anche i numerosi contatti che suo padre aveva avuto con il famoso artista. Le tristi vicende di uno stupro che Artemisia subì a 18 anni ad opera di un pittore che con il padre stava eseguendo dei lavori di affresco a Palazzo Pallavicini Rospiglioni di Roma; i documenti del processo ancora conservati sono stati ampiamente utilizzati per tracciare il profilo della donna più che dell'artista.
|
| Sicuramente questo episodio ignobile ha lasciato un segno nella vita artistica di Artemisia Gentileschi che come donna ha pagato in vita più del dovuto la sua condizione femminile. La meraviglia delle suoi dipinti è senz'altro il segno di un carattere forte e di una sensibilità femminile fino ad ora insuperata, poche sono le donne specie nel passato che sono riuscite ad esprimersi nella vita sociale, in special modo se la loro origine non era nobile. Dopo qualche mese dal processo, per volontà o intercessione del padre, sposò il pittore fiorentino Pietrantonio Stiattesi; il matrimonio consentì ad Artemisia di riprendere una vita normale, infatti sarà madre di quattro figli e potrà proseguire la sua vita e la sua carriera artistica dopo il terribile episodio. |
| |
| Nel sua nuova città, Firenze, Artemisia conquista i favori dei nobili, fece parte dell'Accademia di Disegno, prima donna ad avere questo privilegio, ed intrattenne buoni rapporti con Galileo Galilei con il quale si tenne in contatto epistolare anche dopo il trasferimento da Firenze. Dopo sei anni passati a Firenze, per problemi di carattere economico Artemisia lascia la città per cominciare a spostarsi tra Roma, Genova, Venezia soprattutto in cerca di commesse degne delle sue capacità che i committenti dell'epoca limitavano ai ritratti. |
| Nel 1630 Artemisia Gentileschi si trasferisce a Napoli, città in pieno fermento artistico ed urbanistico; l'artista da questo momento risiederà in modo stabile nella città partenopea dove troverà degne commesse e molti riconoscimenti. Ricordiamo solo la tela che raffigura Giuditta che decapita Olofrene al Museo di Capodimonte, l'allegoria della pittura descritta nella tela "autoritratto in veste di pittura" della collezione privata di Carlo I e le tele dipinte per la cattedrale di Pozzuoli sono le tracce che l'artista ha lasciato a Napoli. Artemisia Gentileschi morirà a Napoli nel 1653, molte altre opere di quel periodo dove lo ricordiamo tra i suoi committenti vi era Carlo I d'Inghilterra, sono sparse nei musei di tutto il mondo, a Napoli è possibile ancora oggi ammirare molte sue opere al Museo di Capodimonte e al Museo di S.Martino. | |
|