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 | Il poeta e scrittore Gherardo degli Angioli nasce ad Eboli (SA) il 16 dicembre del 1705 da nobile famiglia, ricevè un'educazione che lo avvicinò presto allo studio delle lettere e degli autori classici. Studiò da giovane presso il Convento di S.Pietro Apostolo ad Eboli e successivamente a Napoli presso i Gesuiti dove si laureò in diritto. In giovane età compone già poesie impegnate al punto da destare l'interesse di Gian Battista Vico, all'epoca professore di retorica presso l'università di Napoli, che definirà la sua vena poetica vicina a quella dei tempi di Dante. |
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Ecco un passo di una lettera scritta da Gianbattista Vico a Gherardo degi Angioli: " ... dovette tra gl’italiani ritornare la lingua muta, che noi dimostrammo delle prime nazioni gentili, con cui i loro autori, innanzi di truovarsi le lingue articolate, dovettero spiegarsi a guisa di mutoli per atti o corpi aventino naturali rapporti alle idee, che allora dovevano essere sensibilissime, delle cose che volevano essi significare ". Abbandonando progressivamente gli studi giuridici si dedicò interamente alla poesia, nel 1728 rifiutò il prestigioso incarico di Poeta Cesareo alla corte di Vienna, incarico poi ricoperto da Pietro Metastasio. Alla vigilia del Natale del 1729 Gherardo degli Angioli decide di seguire un percorso spirituale prendendo il voto monastico nell'Ordine dei frati Minimi di S.Francesco da Paola a Napoli. Si dedicò quindi alla meditazione e anche ad una intensa attività poetica e letteraria, ricordando le sue opere, le Orazioni del 1756, le Rime della Maturità del 1763, le Orazioni Funebri del 1774, i Frammenti del 1781 a cui vanno aggiunte le Rime Giovanili del 1725, possiamo tracciare con precisione la sua figura di poeta e scrittore. Si può dire con buona certezza che Gherardo degli Angioli abbia influenzato autori e poeti a lui successivi come Leopardi, Manzoni, Monti e Foscolo, con i quali di sicuro vi sono delle grosse analogie negli scritti, nella metrica, nello stile del linguaggio e nelle tematiche trattate. Il buon Gherardo degli Angioli muore a Napoli il 2 giugno del 1783 consegnando alla storia lo splendore delle sue rime e l'intensità dei suoi versi, di sicuro ci lascia un grande contributo che ha arricchito il nostro patrimonio linguistico e culturale.
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Pur benché senza premi, e ricchi onori, tessiam degni lavori, per cui l'antico studio si richiama, seguendo nostra propria alma vaghezza, che ha l'origine sua chiara, e celeste; e fra colpi e tempeste di fortuna, a cacciarne al fondo avvezza, spieghiam l'intensa voglia del saper puro, ond'altri anco s'invoglia a poggiar l'erta, erma e spinosa strada, sol ch'a virtute, e a gloria indi si vada. Gherardo degli Angioli
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| Eboli
Veggio il terren, dov'io la mortal vesta Presi, coll'alma ardente in sua virtute; E i campi aperti alla comun salute, Ove la mia ragion sì offende e arresta. Quel ch'è d'ognun, de' Forti è sol, nè resta Per me d'erbetta un solco, ond'io pasciute Mie greggi abbia, ch'or van lente, e perdute, E scarso cibo a mia mensa si appresta. Movansi l'acque de' vicini fiumi, Che SILAR faccian più largo, e cresciute, E siepi rompa, e adegui il piano antico. O pria diletta al Ciel, beata gente, Come il paese ameno tanto, e aprico Tornasti in macchia di pungenti dumi?
Gherardo degli Angioli, tratto da Rime Giovanili.
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