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Virgilio, sommo poeta (Andes 70 a.C., Brindisi 19 a.C.) |
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Friday, 18 April 2008 22:58 |
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 | Publio Virgilio Marone nacque ad Andes, nei pressi di Mantova il 15 ottobre del 70 a.C. da una famiglia di agricoltori che possedevano un appezzamento di terra lungo le rive del Mincio. Da giovane studiò presso la scuola di grammatica di Cremona, successivamente studiò retorica alla scuola di Elpidio a Roma; Virgilio fù uomo dalla natura molto riservata, poco incline all'arte oratoria motivo per cui abbandonò gli studi di retorica per dedicarsi agli studi filosofici per i quali si sentiva molto più portato. |
Studiò a Napoli presso la scuola di Sirone, in questo periodo strinse una forte amicizia con Vario Rufo e Plozio Tucca, saranno proprio loro due a scrivere la versione definitiva dell'Eneide dopo la sua morte. Si attribuiscono a questo periodo di studi buona parte delle opere raggruppate nella cosiddetta "Appendix Vergiliana". Dopo la morte di Cesare Virgilio tornò a Mantova per tentare di sottrarre il podere di famiglia all'esproprio delle terre da destinare ai veterani di guerra; quì trovò l'amico Asinio Pollione che aveva incarichi di responsabilità amministrativa ed evitò la confisca dei beni.
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| Dopo qualche anno, mentre Virgilio era impegnato nella stesura delle "Bucoliche", 42 a.C., i suoi campi di Andes vennero confiscati per essere assegnati ai reduci delle legioni di Ottaviano. Fu un grosso dolore per il poeta che lasciò Mantova per fare ritorno a Roma dove pubblicherà le Bucoliche. Nel 40 a.C. entrò a far parte della comunità di letterati sostenuta da Gaio Cilnio Mecenate che offrì a Virgilio oltre al sostegno per la produzione delle sue opere, una casa nella capitale dell'impero. Il poeta declinò l'offerta, era molto attratto dal clima più mite delle coste della Campania, e a Napoli fra il 37 ed il 30 a.C. completò la stesura delle "Georgiche" che gli daranno un grosso successo, riscuotendo l'ammirazione di buona parte delle potenti famiglie dei patrizi romani. Lo stesso imperatore Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto nel 29 a.C., dopo aver ascoltato la lettura delle Georgiche scelse Virgilio per la scrittura del poema che avrebbe celebrato la sua gloria: l'Eneide. Virgilio divenne poeta dell'imperatore e si dedicò intensamente alla stesura dell'Eneide, nel 22 a.C. presentò alcuni canti all'imperatore dell'opera che risultava ancora incompleta e da concludere. Il poeta nel 19 a.C. parte per un lungo viaggio attraverso i luoghi delle vittorie dell'imperatore, la Grecia e l'Asia, con l'obiettivo preciso di verificare la topografia dei luoghi e per approfondire le sue conoscenze filosofiche. |  | Durante il viaggio incontrerà ad Atene lo stesso Augusto che, vedendolo in cagionevoli condizioni di salute, lo convince a far ritorno in Italia per curarsi. Purtroppo durante la traversata verso l'Italia le condizioni di salute di Virgilio peggiorarono, appena sbarcato a Brindisi, il 21 settembre del 19 a.C., in fin di vita, diede disposizioni di distruggere il manoscritto dell'Eneide; i suoi amici Vario Rufo e Plozio Tucca non distrussero il poema e ne curarono dopo qualche tempo la stesura definitiva. Le spoglie mortali di Virgilio furono trasferite nella sua amata Napoli dove ebbe sepoltura lungo la via di Pozzuoli, allo stesso poeta si attribuisce l'epigrafe che fu incisa sulla lastra tombale: MANTUA ME GENUIT, CALABRI RAPUERE, TENET NUNC PARTHENOPE: CECINI PASCUA, RURA, DUCES. Mi generò Mantova, mi rapirono i Calabri, ora mi tiene Napoli; cantai i pascoli, le campagne, gli eroi. Leggi le Opere di Virgilio |
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Last Updated on Friday, 06 August 2010 11:04 |