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    Incontri di visual relaxing per il riposo del corpo e della mente, una visione d'insieme del nostro benessere. Nel 1920 Selye getta le basi della PNEI studiando i meccanismi dello stress. Nei decenni successivi altri medici hanno approfondito gli studi che dimostrano le relazioni tra i sistemi endocrino-immunitario-nervoso finchè J.E.Blalock nel 1989 dimostra la continua comunicazione bidirezionale fra loro;dagli anni '90 la PNEI  è oggetto di studi ufficiali (medicina accademica). Secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale Della Sanità) la salute è una condizione di equilibrio tra mente , corpo e spirito che tiene conto dell'universo che la circonda.
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    Il Pen (acronimo di Poets, Essayists, Novelists) Club è un'organizzazione internazionale di letterati fondata nel 1921 a Londra e poi sviluppatasi in molte nazioni. Il club italiano, fondato nel 1922 e attualmente presieduto da Sebastiano Grasso, è uno dei più antichi. Radicato in 102 Paesi, il Pen nasce con l’intento di difendere la libertà di espressione di scrittori e giornalisti perseguitati o minacciati per le loro idee. Centinaia i casi annualmente seguiti.
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    L’esperienza scientifica di J.F.Champollion e dei suoi collaboratori nel 1828-1829 nella Valle del Nilo  segnò l’avvio ufficiale dell’Egittologia quale scienza storica.  Mediante un accurato e scrupoloso lavoro di documentazione, basato su di una meticolosa organizzazione ed un sinergico utilizzo delle risorse, la spedizione franco-toscana poté porre le basi della moderna metodologia di indagine sulle antichità egizie. La documentazione in nostro possesso sul viaggio, fatta di aneddoti, di appunti, di descrizioni e di annotazioni  “da  taccuino”, ha anche il pregio di rivelare le emozioni e soprattutto le  quotidiane sofferenze di questi “egittologi” in un territorio ostile e in condizioni lavorative insostenibili per consegnare all’umanità un patrimonio culturale inestimabile.   
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    Sabato 4 Febbraio presso la Piccola Libreria 80mq per raccontare l'autoritarismo giudiziario sugli internati dei manicomi criminali, tramite la testimonianza di Adolfo Ferraro, direttore sanitario dell'Opg di Aversa e autore del libro "Materiali dispersi". Nel libro, Ferraro, racconta come il tempo nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa rappresenta un altrove difficilmente identificabile. In questo altrove – del tempo e non dello spazio – agisce una schiera di esseri umani con vari ruoli Gerarchicamente distribuiti che si aggira, aspetta, si ricorda, ride e qualche volta piange, spesso si lamenta, a volte si arrabbia e poi ricomincia da capo.
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Pietro da Eboli poeta, scrittore alla corte di Enrico VI e di Federico II di svevia PDF Print E-mail
Written by Administrator   
Tuesday, 22 May 2007 22:54
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Nacque ad Eboli nel 1150, incerta la datazione della morte collocabile tra il 1212 e il 1220. fu autore del celebre "liber ad honorem augusti" una delle poche opere del periodo medievale che rappresenta in modo preciso gli eventi e le vicende storiche della conquista della Sicilia alla fine del secolo XI. Nel 1195 Pietro da Eboli portò a termine la stesura del "liber ad honorem augusti", il poema scritto in forma di distici elegiaci, ovvero nella modalità di scrittura celebrativa dalla forma metrica caratteristica della poesia greca e latina, componimento di coppie di versi definite Esametro e Pentametro.

 
 

La forma scelta nel componimento costerà al letterato la disistima degli storici che lo criticheranno per la troppa vicinanza alle idee ghibelline e per le numerose lodi nei confronti di Enrico VI; resta comunque inalterato il grosso valore di un'opera innovativa per il tempo in cui è stata scritta, lo stile narrativo e figurativo sono strettamente collegati ed offrono a storici ed appassionati una precisa visione complessiva del periodo storico oggetto del poema.


Le notizie sulla vita di Pietro da Eboli si desumono essenzialmente dalle sue opere, insieme al citato "liber ad honorem augusti" il poeta scrisse il "de balneis puteolanis" nel 1197 e il "gesta Federici" andato disperso; di sicuro il poeta è poco concorde nell'atteggiamento eccessivamente attento al potere temporale della Chiesa Cattolica romana, di qui la sua passione e compartecipazione per le vicende degli Svevi in Italia meridionale.

Un unico documento del 1221 emanato da Federico II attestava che il ".. magister Petrus versificator .." aveva ricevuto da Enrico VI un " ... molendinum de Abscenda in Ebulo consistens ...", si tratta dunque di un lascito in seguito alla stesura dei suoi poemi e la definizione di magister è riconducibile alla particolare abilità tecnica nella scrittura e nel disegno più che al titolo di dottore conseguente a studi universitari.

La stesura stessa del "de balneis puteolanis" e l'utilizzo di qualche termine del tutto inusuale nei trattati medici, segnano la distanza di Pietro da Eboli dalla Scuola Medica Salernitana che all'epoca non dava nessun valore terapeutico ai bagni termali; è di grande interesse la miniatura contenuta nel liber, Pietro si raffigura insieme al Maestro Ursone mentre discute nel testo dell'arborsus Tancredi.

Anche in questo caso non vi è nessun accostamento con le teorie della Scuola Medica Salernitana e si può dire che Pietro da Eboli possedeva un grosso bagaglio culturale che possiamo ritrovare in tutti i poeti e letterati italiani del periodo medievale.

Visita la galleria fotografica di alcune delle pagine del Liber adhonorem Augusti nella sezione Photo Gallery.

 


Petrus de Ebulo, Liber ad honorem Augusti sive de rebus Siculis
<INCIPIT LIBER PRIMUS>
Incipit prima primi regis Siciliae particula
Dux ubi Roggerius, Guiscardi clara propago,
Iam fastidiret nomen habere ducis,
Altius aspirat. Qui, delegante Calisto,
Ungitur in regem. Rex nova regna facit.
Quem fera barbaries timuit, quem Nilus et omnis
Circulus oceani.
Rex ut regna suis subduxit plurima regnis,
Disposuit nomen perpetuare suum
Inclita cui peperit plures Albidia natos:
Occubuit tandem mater et orba suis.
Successit viduo post hanc Sibilia lecto:
Infelix sterilem clausit aborsa diem.
Sic erat in fatis, ut tercia nuberet uxor,
Per quam Romani cresceret orbis honor.
A magnis veniens natalibus orta Beatrix,
Concipit a sole, lux paritura, diem.
Virtutem virtus, docilem proba, casta pudicam,
Formosam peperit pulchra, beata piam.
Nascitur in lucem de ventre beata beato,
De Constantini nomine nomen habens.
Traditur Augusto coniux Constantia magno;
Lucius in nuptu pronuba causa fuit.
Lucius hos iungit, quos Celestinus inungit:
Lucidus hic unit, celicus ille sacrat.
Tertius in sexto digne requiescit uterque:
Sic notat Henricus sextus utrumque patrem.
Nominibus tantis utinam respondeat actus !
Adsint et meritis nomina digna suis !
Luceat in sanctis unus, celestiat alter,
A quibus Henricus munera bina capit.
Tercius antistes sacrat hanc, et tercius alter
Copulat, et patri tercia nupta tulit.
Non licuit quartam patri traducere nuptam,
Nam paritas numeri displicet ipsa Deo.
Particula II.: Obitus Wilelmi secundi formosi regis Sicilie
Post obitum, formose, tuum, que sceptra gubernet
Et regat, ex proprio sanguine prole cares.
Nec facis heredem, nec, qui succedat, adoptas:
Ex intestato debita solvis humo.
Quis novit secreta tue purissima mentis ?
Quod tua mens loquitur, mundus et ipse taces.
Certus eras certe, quoniam iustissimus heres
Expugnaturus regna parentis erat.
Nam satis est iurasse semel, te prole carente,
Quod tuus in genero sceptra teneret avus.
***
Iurat cum multis Archimatheus idem.
Post miseros morbos, post regis triste necesse,
Nocte sub oscura, sole latente, pluit.
Postquam dimisit rex, res pulcherrima, mundum,
Inglomerant sese prelia, preda, fames.
Furta, lues, pestes, lites, periuria, cedes
Infelix regnum diripuere sibi.
Sol hominum moritur, superi patiuntur eclipsim,
Anglica Sicilidem luna flet orba diem.
Solis ad occasum commotus eclipticat orbis,
Di flent, astra dolent, flet mare, plorat humus.
Particula III.: Lamentatio et luctus Panormi
Hactenus urbs felix, populo dotata trilingui,
Corde ruit, fluitat pectore, mente cadit:
Ore, manu, lacrimis clamant, clamoribus instant
Cum pueris iuvenes, cum iuniore senes;
Dives, inops, servus, liber, pius, impius, omnes
Exequias equo pondere regis agunt;
Cum viduis caste plorant, cum virgine nupte.
Quid moror in lacrimis ? Nil nisi questus erat!
Qui iacet in cunis, medio qui robore fretus
Et quibus est baculus tercia forma pedum,
Per loca, per vicos, per celsa palacia plorant.
Desiccat lacrimas nona peracta dies.
Tunc pater antistes fuit hec affatus ad omnes
Nec potuit lacrimans plurima verba loqui:
"Hactenus herrantes correximus, hactenus atros
Mens erat a stabulis pellere nostra lupos.
Hactenus ad caulas, nullo cogente, redibant
Vespere lacte graves opilionis oves.
Hactenus unguiferos bos herrans nulla leones,
Rostriferas aquilas nulla timebat avis.
Hactenus ibat ovans solus per opaca viator;
Hactenus insidiis nec locus ullus erat.
Hactenus in speculo poterat se quisque videre,
Quod mors infregit bustaque noctis habent.
Hactenus ardebant miseri candelabra regni:
Ipsa sub oscura flamma cinescit humo.
Mittite, quod properet Phebi soror et Iovis uxor,
Imperii cornu iungat utrumque sui."
Particula IV.: Adversa et diversa petentium voluntas
Post lacrimas, post exequias, post triste sepulchrum
Scismatis exoritur semen in urbe ducum.
In sua versa manus precordia sanguinis hausit
Urbs tantum, quantum nemo referre potest.
Postquam sacrilego fuit urbs saturata cruore,
A propria modicum cede quieta fuit.
Quisque sibi petit in regem, quem norat amicum:
Hic se maiorem querit, et ille parem;
Hic consanguineum querit, petit ille sodalem;
Hic humilem laudat, laudat et ille ferum.
Quisque sibi regem petit hunc, legit hunc, petit illum;
Non erat in voto mens pharisea pari.
Tancredum petit hic, comitem petit ille Rogerum:
Quod petit hic, negat hic; quod negat hic, petit hic.
Ambo duces equitum, rationis uterque magister;
Hic dator, ille tenax, hic brevis, ille gigas.
Intus at interea vicecancellarius ardet:
Ut sibi Tancredum gens petat, unus agit.
Hoc negat antistes, qui gualterizatur ubique,
Votaque Mathei curia tota negat.
Ille suis ceptis magis ac magis instat iniquis,
In votis animam dans nichil esse suam.
Vi, prece, promissis, trahit in sua vota rebelles,
Tendens multimodis recia plena dolis.
Pollicitis humiles, prece magnos, munere faustos
Vincit, et antistes simplicitate ruit.
  


Last Updated on Friday, 06 August 2010 11:10