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L'Antece , il guerriero nella roccia. S.Angelo a Fasanella (SA) |
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Wednesday, 09 July 2008 19:18 |
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 | Immerso nei boschi dei monti Alburni in provincia di Salerno, lungo il tragitto che porta da S.Angelo a Fasanella a Petina troviamo l'area sacra di costa Palomba; nelle vicinanze di questo pendio posto a 1125 metri sul livello del mare si registrano numerosi ritrovamenti di oggetti dell'età del bronzo oltre a frammenti di oggetti di età romana. |
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| Tutto questo dimostra che la presenza dell'uomo nelle foreste dei monti Alburni risale a migliaia di anni fa, alcune fonti storiche come Plinio il vecchio descrivono la zona come abitata da popolazioni, i Lucani, dedite alla pastorizia ed all'agricoltura, Virgilio nelle Georgiche, libro II, descrive il popolo degli Enotri che avevano in uso destinare dei piccoli piazzali fortificati, come quello di Costa Palomba, che dovevano avere una funzione difensiva. L'area sacra di costa Palomba si caratterizza come un piccolo pianoro quadrato circondato o difeso a nord da un bastione roccioso e circondato negli altri lati da un muro che ne delimita l'area. Troviamo ancora oggi pochi resti di un altare o, per meglio dire, di un'ara sacrificale della quale sono ancora visibili alcune pietre lavorate che costituiscono gli scoli e una vasca. Sul costone roccioso che delimita a nord questa area troviamo scolpito in una roccia la figura di un guerriero a cui la tradizione popolare ha assegnato il nome "Antece"; la pietra che esce fuori dal costone di roccia di Costa Palomba è alta all'incirca due metri ed ha una larghezza di un metro e settanta centimetri, la figura del guerriero è alta un metro e mezzo circa. Sulla parte liscia di questa pietra calcarea orientata in direzione nord-sud vi è scolpito un guerriero che guarda ad ovest; la figura compie con le braccia ampi gesti: con il braccio destro impugna una lancia alla cui base vi è uno scudo rotondo, con il braccio sinistro impugna una spada corta di lunghezza. Risultano ancora visibili la veste del guerriero stretta in vita da una cinta dalla quale pende un fodero. | |
 | La scultura rupestre, rovinata più da atti di vandalismo che dagli agenti atmosferici, può a giusta ragione essere datata tra il V ed il IV secolo a.C. e rappresenta con buona probabilità una specie di monumento sepolcrale, cenotafio dal greco Kenos, vuoto e Taphos, tomba, posto in un'area sacra a voler ricordare ed eroicizzare un guerriero sepolto in un'altra località. Negli scritti di Tertulliano troviamo tracce del culto del dio Alburno nell'omonima zona che era già stata descritta da Virgilio nelle Georgiche nel libro III: [...] est lucos Silari circa ilicibusque uirentem plurimus Alburnum uolitans, cui nomen asilo Romanum est, oestrum Grai uertere uocantes, asper, acerba sonans, quo tota exterrita siluis diffugiunt armenta; furit mugitibus aether concussus siluaeque et sicci ripa Tanagri. [...] L'Antece, il guerriero nella roccia, posto quasi a guardia dell'area sacra di Costa Palomba e dei territori Lucani ha superato indenne i secoli portando con se il mistero di un passato che in questo caso ancora non è stato ben indagato; è certo che sono giunti sino a noi gli stessi toponimi descritti da celebri autori latini e che nell'area prima dell'arrivo dei romani vi era l'etnia dei Lucani che ha avuto il controllo totale della zona fino al IV secolo a.C. Tutto il resto è nella suggestione visiva che si ha visitando questa splendida ed enigmatica scultura rupestre.
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Last Updated on Friday, 06 August 2010 11:01 |