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Carlo III di Borbone, il mecenate |
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 | Viene spesso ricordato come uno degli ultimi sovrani illuminati del Regno delle Due Sicilie, amante delle arti, fine stratega e abile politico. Analizzando con attenzione tutto quello che ha fatto Carlo III dal momento della sua entrata trionfale a Napoli nel 10 maggio del 1734 si può senz'altro affermare che fu un sovrano illuminato; favorì le belle arti, si ricordi la costruzione del teatro S.Carlo e della Reggia di Caserta, effettuò una serie di riforme che sottoposero alla tassazione i beni ecclesiastici, favorì la crescita dell'Università di Napoli istituendo la prima cattedra europea in Economia. |
| Purtroppo per gli eventi storici, dopo la morte di suo padre Filippo V re di Spagna, nel 1759 lasciò Napoli per occupare il posto vacante della corona di Spagna e nelle mani di suo figlio Ferdinando non ancora maggiorenne lasciò il Regno delle Due Sicilie. I reggenti che furono affidati a Ferdinando, futuro re, si occuparono dell'amministrazione del Regno seguendo si può dire scrupolosamente i dettami di Carlo III. Soprattutto l'abile burocrate e amministratore, il marchese Bernardo Tanucci sarà l'esecutore delle riforme e del buon governo espresse dal re di Spagna. Certo si trattava pur sempre di un re, della antica dinastia dei Borbone, abituati a comandare e a non sottoporsi mai al giudizio di un uomo qualsiasi del genere umano; e proprio del sovrano illuminato, così amante delle arti siamo riusciti a trovare una antica storia degli anni tra il 1752 e 1758, una delle poche storie che lo dipingono come un sovrano crudele e spietato. |  |
Carlo III amava moltissimo andare a caccia, divertimento all'epoca riservato solo ai nobili e a pochissimi eletti, nei giorni in cui non era preso da impegni ufficiali e le condizioni atmosferiche non gli consentivano di cacciare si dilettava ascoltando il poeta di corte che con i suoi versi aveva il più delle volte l'effetto di far addormentare il re in un sonno profondo. Si racconta che il poeta di corte fosse una persona molto placida, amante degli agi, e mal sopportava gli sforzi e le stagioni troppo fredde. | Una notte di gennaio venne fatto svegliare da Carlo alle due mattino, il re, che aveva congegnato in ogni dettaglio l'atroce scherzo, gli concedeva l'onore di accompagnarlo alla caccia nella tenuta di Persano (SA). Il poeta ancora addormentato tentò in tutta fretta di vestirsi, ma gli unici vestiti che riuscì a trovare furono degli abiti di seta estivi; il malcapitato venne fatto montare sulla carrozza davanti insieme al cocchiere e dovette affrontare i rigori dell'inverno con una camicia di seta. Nel lungo tragitto da Napoli a Persano Carlo disse al poeta: Ma come, avreste freddo, o divino ispirato da Apollo? Io ho tutto il corpo caldo, ... meno che il naso che è congelato! Il poeta, nonostante il freddo rispose prontamente: Mio re, tutto il mio corpo sembra di neve, un sol buco ho caldo, ne approfitti pure Sua Maestà per riscaldare il suo naso!! Il re non disse più nulla fulminato dall'acume del poeta che dopo una settimana circa da questa avventura morirà. Di lì a poco anche Carlo lascerà Napoli e il Regno delle Due Sicilie per recarsi in Spagna ad occupare il suo legittimo trono.
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