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Libro III - Capitolo I PDF Print E-mail
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1. "Conclusit ora leonum, et non nocuerunt michi: quia coram eo iustitia inventa est in me". In principio huius operis propositum fuit de tribus questionibus, prout materia pateretur, inquirere; de quarum duabus primis in superioribus libris, ut credo, sufficienter peractum est. 2. Nunc autem de tertia restat agendum: cuius quidem veritas, quia sine rubore aliquorum emergere nequit, forsitan alicuius indignationis in me causa erit. 3. Sed quia de trono immutabili suo Veritas deprecatur, Salomon etiam silvam Proverbiorum ingrediens meditandam veritatem, impium detestandum in se facturo nos docet, ac preceptor morum Phylosophus familiaria destruenda pro veritate suadet; assumpta fiducia de verbis Danielis premissis, in quibus divina potentia clipeus defensorum veritatis astruitur, iuxta monitionem Pauli fidei loricam induens, in calore carbonis illius quem unus de Seraphin accepit de altari celesti et tetigit labia Ysaie, gignasium presens ingrediar, et in brachio Illius qui nos de potestate tenebrarum liberavit in sanguine suo impium atque mendacem de palestra, spectante mundo, eiciam. 4. Quid timeam, cum Spiritus Patri et Filio coecternus aiat per os David: "In memoria ecterna erit iustus, ab auditione mala non timebit"? 5. Questio igitur presens, de qua inquisitio futura est, inter duo luminaria magna versatur: romanum scilicet Pontificem et romanum Principem; et queritur utrum auctoritas Monarche romani, qui de iure Monarcha munii est, ut in secundo libro probatum est, inmediate a Deo dependeat an ab aliquo Dei vicario vel ministro, quem Petri successorem intelligo, qui vere claviger est regni celorum.
Proemio del terzo libro della Monarchia di Dante, et preparatione a mostrare che l’autorità del monarcha overo inperio dipende da Dio sanza alchuno mezzo.

«Io ho chiuso le bocche a’ lioni, et loro non m’hanno nociuto, perché nella presenza di Colui s’è in me trovata g[i]ustitia».Inel prencipio di questa hopera fu nostro proposito ricerchare tre quistioni, secondo che patissi la presente materia; delle quali due ne’ libri di sopra stimo essere sufficientemente tractate. Ora ci resta trattare della terza. E perché la verità di questa non si può dichiarare sanza vergognia et rossore d’alcuni, sarà forse in me qualche chagione d’indegniatione. Ma la Verità dal suo inmutabile trono ci priegha; et anche Salamone, entrando nella selva de’ Proverbi, c[i] amaestra che dobiamo meditare la verità et detestare la tirannide; et anchora el preceptore de’ costumi, Aristotele, ci conforta che doviamo, per difendere la verità, distrugere ancora le propie nostre hoppenioni. E però piglierò fidanza insieme con le parole di Daniello profeta premesse, nelle quali la divina potenza è chiamata lo scudo del difensore et de’ difesi (secondo el primo amunimento di Pagholo, dicente colui, «vestitosi la coraza della fede»), nel caldo di quello charbone, el quale huno de’ Serafini prese dal celeste altare, et tocchò le labra d’Isaya; e ·ccosì io, presa questa fidanza, enterrò nella presente battaglia, confidandomi ancora nel braccio di Colui che ·ccol suo sangue dalla potenza delle tenebre ci liberò, contro allo inpio et bug[i]ardo mondo, el quale co’ suoi aguati ci conbatte. Sotto lo aiuto di Costui, che temerò io, conciosiaché ·llo Spirito coetterno al Padre et al Figliuolo dicha per la boccha di Davit: «El g[i]usto sarà nella memoria eterna, et non temerà del male hudire?» Adunque la quistione della quale prima abiamo a ricerchare tra due grandi lumi si rivolge, e questo è tra ’l romano pontefice e ’l romano principe; et cerchasi se l’autorità del monarcha romano, el quale di ragione è monarcha del mondo, come nel secondo abiamo provato, sanza mezo dipende da Dio, hovero per mezo d’alcuno suo vichario ho ministro, el quale intendo sucessore di Piero, che veramente porta le chiavi del celeste regnio.