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Libro III - Capitolo II PDF Print E-mail
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1. Ad presentem questionem discutiendam, sicut in superioribus est peractum, aliquod principium est assummendum in virtute cuius aperiende veritatis argumenta formentur; nam sine prefixo principio etiam vera dicendo laborare quid prodest, cum principium solum assummendorum mediorum sit radix? 2. Hec igitur irrefragabilis veritas prefigatur: scilicet quod illud quod nature intentioni repugnat Deus nolit. Nam si hoc verum non esset, contradictorium eius non esset falsum, quod est: Deum non nolle quod nature intentioni repugnat. 3. Et si hoc non falsum, nec ea que secuntur ad ipsum; impossibile enim est in necessariis consequentiis falsum esse consequens antecedente non falso existente. 4. Sed ad non nolle alterum duorum sequitur de necessitate: aut velle aut non velle; sicut ad non odire necessario sequitur aut amare aut non amare; non enim non amare est odire, nec non velle est nolle, ut de se patet. Que si falsa non sunt, ista non erit falsa: 'Deus vult quod non vult'; cuius falsitas non habet superiorem. 5. Quod autem verum sit quod dicitur sic declaro: manifestum est quod Deus finem nature vult, aliter celum otiose moveret; quod dicendum non est. Si Deus vellet impedimentum finis, vellet etiam finem impedimenti, aliter etiam otiose vellet; et cum finis impedimenti sit non esse rei impedite, sequeretur Deum velle non esse finem nature, quem dicitur velle esse. 6. Si enim Deus non vellet impedimentum finis, prout non vellet sequeretur ad non velle nichil de impedimento curare, sive esset sive non esset; sed qui impedimentum non curat, rem que potest impediri non curat, et per consequens non habet in voluntate; et quod quis non habet in voluntate, non vult. 7. Propter quod si finis nature impediri potest—quod potest—de necessitate sequitur quod Deus finem nature non vult; et sic sequitur quod prius: videlicet Deum velle quod non vult. Verissimum igitur est illud principium ex cuius contradictorio tam absurda secuntur.
Che Iddio non vuole quello che ripugnia alla natura.

Chome nelle superiori quistioni abiàno fatto, similemente nella solutione di questa si vuole pigliare qualche prencipio fermo, nella verità del quale si formino gli argumenti della verità che al presente si ricercha; inperò che sanza un prencipio prefisso non g[i]ova affaticharsi, ancora dicendo el vero, conciosiaché solo el prencipio è la radicie del pigliare e mezi. Adunque questa verità inrefragabile si presupone: che Dio non vuole quel che ripugnia alla natura. Inperò che ·sse questo non fussi vero, el suo contradittorio non sarebbe falso, el quale è: che ·dDio non nonvoglia quel che ripugnia alla intenzione della natura. E se questo non è falso, non sono false ancora quelle chose che di questo seguitano; inperò ch’egli è inpossibile, nelle chose necessarie, el conseguente essere falso, non essendo falso l’antecedente. Ma al non nonvolere l’uno de’ due seguita per nicistà, o volere o non volere; come al [non] odiare per necessità seghuita o amare ho none amare; inperò che ’l none amare non è hodiare, e ’l non volere non è nonvolere, come per sé medesimo è manifesto. Le qua’ cose se non sono false, non sarà falsa questa: ’Iddio vuole quel che non vuole’; la falsità della quale non ha supperiore. E ·cche sia vero quello che qui si dicie, così dichiaro: egli è manifesto che Dio vuole el fine della natura, altrimenti el cielo si moverebbe invano, la quale cosa non si debba dire. Se Iddio volessi lo ’npedimento del fine, vorrebbe ancora el fine dello inpedimento, altrimenti vorebbe questo invano; e perch’egli è el fine dello inpedimento el none essere della cosa inpedita, seguiterebbe che Iddio volessi non essere el fine della natura, el quale si dicie volere essere. Inperò che ·sse Iddio non volessi lo ’npedimento del fine, come E’ non volessi così seguiterebbe al non volere E’ nulla si curerebbe dello inpedimento, o fussi o non fussi. Ma ·cchi non cura lo ’npedimento, non chura quella chosa che ·ssi può inpedire, et conseguentemente non l’ha nella voluntà; e quello che c[i]ascuno non ha nella voluntà, non vuole. Per la qual cosa, se ’l fine della natura può essere inpedito, di necessità seguita che Dio non vuole el fine della natura; e ·ccosì seguita quel di prima, e questo è: Iddio volere quel che non vuole. Adunque è verissimo quel prencipio, del cui contradittorio tante absorde cose seguitano.