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Libro III - Capitolo VII PDF Print E-mail
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1. Assummunt etiam de lictera Mathei Magorum oblationem, dicentes Cristum recepisse simul thus et aurum ad significandum se ipsum dominum et gubernatorem spiritualium et temporalium; ex quo inferunt Cristi vicarium dominum et gubernatorem eorundem, et per consequens habere utrorunque auctoritatem. 2. Ad hoc respondens, licteram Mathei et sensum confiteor, sed quod ex illa inferre conantur interimo. Sillogizant enim sic: 'Deus est dominus spiritualium et temporalium; summus Pontifex est vicarius Dei: ergo est dominus spiritualium et temporalium'. 3. Utraque nanque propositio vera est, sed medium variatur et arguitur in quatuor terminis, in quibus forma sillogistica non salvatur, ut patet ex hiis que de sillogismo simpliciter. Nam aliud est 'Deus', quod subicitur in maiori, et aliud 'vicarius Dei', quod predicatur in minori. 4. Et si quis instaret de vicarii equivalentia, inutilis est instantia; quia nullus vicariatus, sive divinus sive humanus, equivalere potest principali auctoritati: quod patet de levi. 5. Nam scimus quod successor Petri non equivalet divine auctoritati saltem in operatione nature: non enim posset facere terram ascendere sursum, nec ignem descendere deorsum per offitium sibi commissum. 6. Nec etiam possent omnia sibi commicti a Deo, quoniam potestatem creandi et similiter baptizandi nullo modo Deus commictere posset, ut evidenter probatur, licet Magister contrarium dixerit in quarto. 7. Scimus etiam quod vicarius hominis non equivalet ei, quantum in hoc quod vicarius est, quia nemo potest dare quod suum non est. Auctoritas principalis non est principis nisi ad usum, quia nullus princeps se ipsum auctorizare potest; recipere autem potest atque dimictere, sed alium creare non potest, quia creatio principis ex principe non dependet. 8. Quod si ita est, manifestum est quod nullus princeps potest sibi substituere vicarium in omnibus equivalentem: qua re instantia nullam efficaciam habet.
Confuta che ·llo incenso et l’oro che ·ffu portato da’ Magi a Cristo non fighura nel pastore la signioria delle cose tenporali et spirituali.

Costoro pigliano ancora dalla lettera di Matheo l’oferta de’ Magi, dicendo Cristo avere ricevuto insieme incenso et horo a significhatione che ·llui era signiore et governatore delle cose spirituali et tenporali; di qui inferiscono che ’l vicario di Cristo è signiore et governatore delle cose medesime, et conseguentemente ha in tutte e due autorità. Rispondendo a questo, confesso la lettera e ’l senso di Matteo, ma in tutto niegho quello che di qui si sforzano d’inferire. Costoro così argomentano: ’Iddio è signiore delle cose tenporali et ispirituali; et il pontefice è vichario di Dio: adunque egli è signiore di queste due cose’. L’una et l’altra propositione è vera, ma il mezo è variato, et arguiscesi in quatro termini, nelli quali la figura dello argumento non si salva, come mostra Aristotile nello libro dello argumentare senplicemente. Inperò che altro è ’Iddio’, il quale si piglia per subgietto nella magiore, et altro nella minore ’vicario’. E ·cchi ·ss’opponesse dicendo che vichario è equivalente, sarebbe oppositione innutile, perché nessuno vichario divino ho humano può essere equivalente alla autorità principale: e questo facilmente si manifesta. Inperò che noi sappiamo che ’l sucessore di Piero non è equale alla autorità divina, almeno nelle operationi della natura: inperò ch’elli non potrebbe fare la terra salire insù et il fuoco ingiù discendere per lo huficio a ·llui commesso. Et ancora non si possono tutte le cose a ·llui commettere da Dio, inperò che Iddio in nessuno modo potrebbe commettere la potenza del creare et battizare; et questo manifestamente si pruova, benché ’l Maestro delle Sententie nel quarto dicesse el contrario. Ancora sappiamo che ’l vicario dello huomo non è equivalente a ·llui, in quanto a questo che è vichario, inperò che nessuno può dare quello che non è suo. L’autorità principale non è del prencipe se none a uso, perché nessuno prencipe può autorità a ·ssé medesimo dare; ma può bene ricevere et lasc[i]are, ma non può altri creare, perché la criatione del principe dal principe non dipende. Et s’è così, è manifesto che nessuno principe può sostituire vicario a ·ssé in tutto equivalente; per la quale cosa la detta oppositione non ha eficacia alcuna.