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Libro III - Capitolo XII PDF Print E-mail
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1. Positis et exclusis erroribus quibus potissime innituntur qui romani Principatus auctoritatem dependere dicunt a romano Pontifice, redeundum est ad ostendendum veritatem huius tertie questionis, que a principio discutienda proponebatur: que quidem veritas apparebit sufficienter si, sub prefixo principio inquirendo, prefatam auctoritatem immediate dipendere a culmine totius entis ostendero, qui Deus est. 2. Et hoc erit ostensum vel si auctoritas Ecclesie removeatur ab illa—cum de alia non sit altercatio—vel si 'ostensive' probetur a Deo immediate dependere. 3. Quod autem auctoritas Ecclesie non sit causa imperialis auctoritatis probatur sic: illud, quo non esistente aut quo non virtuante, aliud habet totam suam virtutem, non est causa illius virtutis; sed, Ecclesia non esistente aut non virtuante, Imperium habuit totam suam virtutem: ergo Ecclesia non est causa virtutis Imperii et per consequens nec auctoritatis, cum idem sit virtus et auctoritas eius. 4. Sit Ecclesia A, Imperium B, auctoritas sive virtus Imperii C; si, non existente A, C est in B, inpossibile est A esse causam eius quod est C esse in B, cum inpossibile sit effectum precedere causam in esse. Adhuc si, nichil operante A, C est in B, necesse est A non esse causam eius quod est C esse in B, cum necesse sit ad productionem effectus preoperari causam, presertim efficientem, de qua intenditur. 5. Maior propositio huius demonstrationis declarata est in terminis; minorem Cristus et Ecclesia confirmat. Cristus nascendo et moriendo, ut superius dictum est: Ecclesia, cum Paulus in Actibus Apostolorum dicat ad Festum: "Ad tribunal Cesaris sto, ubi me oportet iudicari"; cum etiam angelus Dei Paulo dixerit parum post: "Ne timeas, Paule, Cesari te oportet assistere"; et infra iterum Paulus ad Iudeos existentes in Ytalia: "Contradicentibus autem Iudeis, coactus sum appellare Cesarem, non quasi gentem meam habens aliquid accusare, sed ut eruerem animam meam de morte". 6. Quod si Cesar iam tunc iudicandi temporalia non habuisset auctoritatem nec Cristus hoc persuasisset, nec angelus illa verba nuntiasset, nec ille qui dicebat "Cupio dissolvi et esse cum Cristo" incompetentem iudicem appellasset. 7. Si etiam Constantinus auctoritatem non habuisset, in patrocinium Ecclesie illa que de Imperio deputavit ei de iure deputare non potuisset; et sic Ecclesia illa collatione uteretur iniuste, cum Deus velit oblationes esse inmaculatas iuxta illud Levitici: "Omnis oblatio, quam conferetis Domino, absque fermento erit". 8. Quod quidem preceptum, licet ad offerentes faciem habere videatur, nichilominus est per consequens ad recipientes; stultum enim est credere Deum velle recipi quod prohibet exhiberi, cum etiam in eodem precipiatur Levitis: "Nolite contaminare animas vestras nec tangatis quicquid eorum, ne inmundi sitis". 9. Sed dicere quod Ecclesia sic abutatur patrimonio sibi deputato est valde inconveniens: ergo falsum erat illud ex quo sequebatur.
Pruova che ·lla autorità dello inperio non è dal papa, per questa ragione: che quello sanza l’essere del quale è altra cosa, quell’altra cosa da questa non dipende.

Posti et rimossi gli errori, a’ quali coloro molto s’acchostano che dicono l’autorità del romano inperio dal pontefice romano dipendere, è da ritornare a dimostrare la verità di questa terza quistione, la quale si proponeva da prencipio per dichiararla: la quale verità apparirà sufficientemente se, sotto prefisso prencipio ricercando, la prefata autorità sanza mezo dipendere dalla sommità di tutto l’essere dimosterrò, che è Dio. E questo sarà dimostrato overo se autorità della chiesa sia rimossa da essa — conciosiaché di quella nonn–è alterchatione — o se si mostra chiaramente da Dio sanza mezo dipende[re]. Et che l’autorità della chiesa non sia chagione della inperiale si pruova così: quello, sanza l’essere del quale è altra cosa, quell’altra cosa da questo non dipende; et non esendo la chiesa, overo non dando virtù, lo ’nperio ebbe tutta la virtù sua: adunque la chiesa non è chagione della virtù dello inperio, né della sua autorità, essendo tutt’uno la virtù et l’autorità sua. E questo così si mostra: sia la chiesa A, l’inperio B, l’autorità et virtù d’inperio C. Se, nonn–esendo la A, C è in B, è inpossibile che ·lla A sia chag[i]one dello essere C in B, perch’egli è inpossibile che ·llo effetto preceda la chagione sua nello essere. Ancora, se mentre che ·lla A nulla adopera, C è in B, è necessario che ·lla A non sia chagione dello essere C in B, perch’egli è necessario che alla produtione dello effetto la chagione innanzi adoperi, spetialmente la chagione eficente, della quale al presente parliamo. La maggiore propositione di questa dimostratione è dichiarata ne’ termini; la minore è confermata da Cristo et dalla chiesa. Da Cristo, quando naque et quando morì, come di sopra è detto; dalla chiesa, dicente Pagolo negli Atti degli Appostoli: «Io sto innanzi al tribunale di Cesare, ove mi conviene essere g[i]udichato». Et poco poi l’angiolo di Dio disse a Pagholo: «Non temere, Pagolo; innanzi a Cesare ti conviene conparire». Et di sotto disse Pagolo a’ G[i]udei ch’erano in Ytalia: «Contradicendomi e G[i]udei, io sono costretto appellare Cesare, non per acchusare in alcuna cosa la gente mia, ma pe rimuovere l’anima mia dalla morte». E ·sse Cesare nonn–avesse allora avuto autorità di giudicare le cose tenporali, né Cristo arebbe questo persuaso, né ·llo angiolo arebbe quelle parole anunziate, né ·ccolui che diceva «Io disidero di morire et essere con Cristo» arebbe appellato inconveniente g[i]udice. Ancora, se Gostantino nonn avesse avuto autorità, in patrocinio et aiuto della chiesa quelle cose dello inperio che diputò alla chiesa non arebbe potuto di ragione diputare; e ·ccosì la chiesa ing[i]ustamente huserebbe quel dono, conciosiaché Dio voglia l’offerte essere inmaculate, secondo quel detto del Levitico: «Ogni hofferta che farete a Dio sarà sanza formento». El quale comandamento, benché paia che sia agli offerenti, nientemeno è ancora a’ recipienti. Stolto è credere che Dio voglia che si riceva quel che vieta dare, massime perché inel medesimo libro si comanda a’ Levitichi: «Non vogliate contaminare l’anime vostre, et non tocchate alcuna di quelle cose, acciò che non siate inmondi». Ma a dire che ·lla chiesa così husi male el patrimonio a ·ssé diputato è molto inconveniente: adunque era falso quello di che questo seguita.